Intervista al papà creatore di BlogSTAR nonchè regatante Marco Nannini uscita sul Blog di Yacht&Sail:
Domanda banale: il sogno-ostar di Marco Nannini?
La mia partecipazione alla OSTAR e’ l’evoluzione di un vago sogno che ho sin dall’adolescenza, di fare il giro del mondo in barca a vela. Nella vela ritrovo un elemento romantico escapista che non riesco cogliere altrove quindi la vivo come complemento a tutto il resto, la carriera, le relazioni personali e la vita quotidiana. Quando mi sono trasferito permanentemente in Inghilterra ho iniziato a fare amicizia con i soci di Racing at Petit Bateau, un gruppo fondato da ex-Ostaristi con la missione di preparare aspiranti solitari a questa leggendaria regata. Organizzano un ciclo di regate nei tre anni precedenti ad ogni OSTAR con crescente livello di difficoltà. Dal giro dell’isola di Wight ad una regata a tappe tra Inghilterra e Irlanda di 600 miglia fino alla regata di qualifica di 1000 miglia.
Sei l’unico degli italiani ad aver già concluso la qualifica, come ti senti, come passi questi mesi prima della partenza?
La seconda tappa della bluQube Solo 1000 era valevole per la qualificazione alla OSTAR. Ci siamo presi una batosta con forza 8 nel Golfo di Biscaglia, abbiamo finito solo in 10 su 25. E’ stata una bella prova. Un mese dopo sono uscito in allenamento, al quarto giorno ho disalberato a 200 miglia dalla costa Irlandese. Ho lavorato tutto l’autunno e l’inverno sulla barca che e’ già ormeggiata a Plymouth da dove partirà la regata, meglio di cosi non si può!
Dopo la qualifica che modifiche hai fatto a British Beagle?
Innanzitutto albero e vele nuove, visto che quelli li ho lasciati sui fondali atlantici col disalberamento, ho dovuto tagliare tutto e buttar giù. Ho fatto fare un timone nuovo ed avevo già sostituito la chiglia con ottimi risultati.
British Beagle è una barca vecchio stampo, stretta e pesante, potrebbe essere un vantaggio con tempo avverso, di la verità che un po’ ci speri.
La OSTAR, dall’edizione del 2005 si corre in tempo compensato IRC non più in classi divise in lunghezza fuori tutto, la barca ha ancora un handicap incredibilmente basso data l’età del design, ma una performance ottima, soprattutto di bolina con vento forte e questo e’ proprio quello che ci si aspetta in una OSTAR, bolina e burrasche. Venti portanti ne vedremo pochi e le barche più moderne, piatte e larghe non hanno alcun vantaggio in quelle condizioni.
Come la mettiamo coi ghiacci? L’anno scorso è stato messo un cancello per la prima volta, cosa ne pensi?
Il cancello dell’anno scorso e’ stato messo durante The Transat, regata organizzata da Offshore Challenges di Ellen McArthur per i soli Open 60 e i Class40 lungo lo stesso percorso. Questa e’ la OSTAR, la “O” sta per Original, e non ci sarà alcun cancello, come nella prima edizione del 1960. Ci sarà solo un uomo, una barca e l’oceano, poche regole e tanta avventura. Starà a noi decidere la rotta e quanti rischi vogliamo prendere. Sto seguendo giornalmente lo sviluppo dei banchi di ghiaccio intorno a Terranova, potrebbe essere un anno record, non si vedeva così tanto ghiaccio da qualche decennio. In questo scenario la mia idea e’ di seguire la rotta di Tabarly quando vinse sul Pen Duick nel ‘64 e che risultò la scelta migliore anche per Phil Weld su Moxie nel 1980.
Domanda mediatica: abbiamo spesso citato il tuo sito/blog, come ti è venuta questa idea, lasciami dire geniale?
blogSTAR e’ un gioco di parole sull’idea del diario di bordo online, un blog, e la OSTAR, inizialmente doveva presentare solo il mio racconto, poi l’ho messo a disposizione di tutti i concorrenti ed e’ stato un successo. Raccolgo fondi per la ricerca sul cancro e ci tengo ad aumentare la visibilità di questa iniziativa.
Grazie mille Marco, continueremo a seguirti augurandoti buon vento!
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